E\' il tormentone di un uomo che non riesce a dichiararsi al mondo, non riesce ad esprimere la poesia ed il colore di se, sopito dalle routine quotidiane, dalla precisa scansione delle proprie giornate, dai silenzi che celano un amore nascost per la fioraia all\'angolo della strada... nel crocevia in cui unori, fragilità e buffe incomprensioni, si intrecciano tra i due molto-di-versi personaggi della storia...l\'alter...è Michi, il "clochard" della panchina accanto, il sindaco della strada, faccia furba e vita vissuta, l\'uomo dappertutto che con la sua vita accattivante, diventa, a sua insaputa, l\'origine di ogni guaio interiore per il nostro eroe... la sua rinuncia alle persone, al lavoro e alla vita, fasciandosi sotto un asciugamano... uno squillo, una voce gracchiante di segreteria, un appuntamento improbabile... un viaggio verso personaggi verosimili di una vecchia locanda: un clown arrabbiato, uno spaventapasseri, un poeta ed una maschera...fino alla verità di una fata.....niente è veramente definitivo...io....anzi.....noi. Io..... è il nuovo, nostro cortometraggio, frutto di un lavoro lungo un anno del laboratorio cinematografico permanente del centro "Francesca", in cui abbiamo cercato di raccontare una storia giorno per giorno, senza un\'idea di partenza, ma con la struttura base che prendeva forma man mano che il "girato" prendeva corpo. La sceneggiatura, di conseguenza, supportava, quasi a canovaccio, le iniziative dei ragazzi coinvolti, intrecciandosi con le interpretazioni degli attori.
Premi ricevuti:
secondo classificato al Festival internazionale del "CINEMANUOVO" di Gorgonzola (MI) nel 2004
premio speciale della giuria al "FANOFILMFESTIVAL" 2004 Fano (PU)
finalista al "TV PLANET" corto Festival di Sorrento (NA)
finalista ad "OPERA PRIMA" festival 2007 di Urbania (PU)
Gli attori fanno tutti parte del gruppo "Accua": gruppo teatrale formato da 16 ragazzi portatori di handicap, nato dal laboratorio permanente in auge al Centro Francesca dal 1995. Opere realizzate: IL TEATRO DEL SILENZIO (opera teatrale 1998); LABIRINTI (opera teatrale 2000); LA VERITA\' DI MEZZO (cortometraggio 2002); IO (cortometraggio 2004).
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Gruppo Teatro ACCUA del C.S.E. FRANCESCA
Il gruppo teatro “Accua” nasce come finalizzazione di un laboratorio permanente.
Si compone di 16 elementi, tutti portatori di handicap, coadiuvati da un coordinatore artistico e da un tecnico suono-luci, da quattro educatori per tutte le attività di aiuto.
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Ca\\\\\\\\\\\\\\\' Messere
Progetto
recupero struttura di Ca' Messere
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Le verità di mezzo
Sinossi
il mistero buffo di un’amicizia tra un volontario ed un suo assistito, le loro consuetudini fatte di solite azioni, turbate da un evento nuovo ed inaspettato: la visione casuale di uno spettacolo tatrale…….e tutto torna in gioco nel teatrino della vita, in cui le verità certe fanno da comparsa a quelle "disolitodietrolequinte".
Interpreti: Michele Gineprini, Valerio Cocco, Gianni Fiore, Fabrizia Clini e tutti gli attori del "Teatro ACCUA" del C.S.E. "Francesca" di Urbino
Riprese e montaggio: Catenacci Alberto , Isabello Piersimone
Studio Immagina Urbino
Progetto Senior
PROGETTO SENIOR
La persona in situazione di handicap avanza negli anni:
come aiutarla?
PREMESSA
Negli ultimi anni è venuta ad emergere una nuova esigenza determinata dall\'accresciuta età di vita delle persone con handicap mentale: quella di prevedere adeguati servizi che tengano conto anche dei bisogni di soggetti in età avanzata. L\'aumento medio dell\'età di sopravvivenza dei soggetti con ritardo mentale é stato documentato in maniera inequivocabile da numerose ricerche condotte in vari paesi soprattutto su soggetti affetti da Sindrome di Down.
Riassuntivi, a questo proposito, sono i dati riportati in tabella, desunti da uno studio epidemiologico di Baird e Sadovnich del 1995.
ANNO
ETA\' MEDIA DI VITA
SOGGETTI DOWN
ETA\' MEDIA DI VITA
SOGGETTI NORMALI
1929
1947
1961
1990
9 ANNI
12-15 ANNI
18 ANNI
70% > 40 ANNI
44% > 60 ANNI
13,8% > 68 ANNI
86,4% > 60 ANNI
78,4% > 68 ANNI
Le spiegazioni di questo aumento nell\'età di vita vanno sicuramente ricercate anzitutto nei progressi della scienza medica, che ha portato alla diminuzione della mortalità infantile e al trattamento più efficace di malattie infettive e patologie cardio-vascolari molto diffuse nella popolazione di soggetti con handicap mentale (specie nei soggetti Down). Altre spiegazioni vanno individuate nella maggiore attenzione e disponibilità della popolazione in generale verso le persone con ritardo mentale; attenzione e disponibilità che si sono concretizzate nell\'inserimento scolastico e nel coinvolgimento in programmi riabilitativi ed in esperienze sociali, ricreative e sportive.
Questo aumento nella vita media ha però sollevato nuovi problemi ed interrogativi. Numerose ricerche dimostrano infatti come le persone con ritardo mentale sviluppino precocemente segni di declino cognitivo.
Con il progredire dell\'età, in ogni caso, le problematiche di natura psicosociale per i soggetti con handicap mentale sono molto prevedibili e si caratterizzano per due aspetti principali che vanno ad aggiungersi ai problemi di natura medica:
- una regressione nell’autonomia;
- un decadimento del livello cognitivo.
Sulla scorta di queste premesse, presso il Centro Socio-educativo "Francesca" di Urbino é stata pianificata e condotta negli anni 1998-2000 una ricerca finanziata dalla Regione Marche.
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Residenzialità breve
Centro Socio-educativo “Francesca” – Urbino
Cooperativa Sociale “Montefeltro” – Urbino
LA RESIDENZIALITA’ BREVE: UN PROGETTO PER LE SITUAZIONI DI
EMERGENZE DELLE FAMIGLIE E NON SOLO
Nell’anno 2004 è stato attivato a livello sperimentale, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, un servizio di “Residenzialità breve”, consistente in una serie di iniziative di sostegno qualificato alla famiglia per periodi limitati di tempo. Nell’anno 2005 e 2006 il servizio ha continuato a funzionare completamente sostenuto dall’aiuto della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro ed ha incontrato grande consenso da parte delle famiglie.
Sono stati, infatti, oltre 20 le famiglie che ne hanno usufruito a più riprese.
Si fa notare che questo tipo di servizio si sta attivando in varie parti d’Italia con grande riscontro e notevole investimento di risorse. La possibilità di poterlo continuare consentirà di rendere più stabili i contatti già attivati con le altre realtà e porsi come riferimenti per progetti di valenza nazionale.
Prevedere delle attività di sostegno alla famiglia significa non solo cercare di portare un aiuto in una situazione di grossa difficoltà, ma anche gettare le premesse per far si che la famiglia stessa diventi una risorsa di fondamentale importanza nel processo di integrazione del figlio.
In concreto, il servizio prevede la presenza di educatori e di assistenti specializzati in grado di prendersi cura delle persone in situazione di disabilità per periodi limitati di tempo (una o due settimane). Tutto ciò, come già detto, allo scopo di consentire alla famiglia di rispondere ad alcune emergenze (ad esempio: visite mediche, periodi di ospedalizzazione, sostegno da fornire ad altri familiari), oppure di concedersi periodi di vacanza o anche soltanto delle giornate o serate per coltivare interessi personali.
Le famiglie di figli disabili, infatti, soprattutto se la disabilità sono gravi, sono costrette continuamente in casa, con l’impossibilità di coltivare interessi o di individuare delle possibilità di impegno su attività che esulino dalla cura del figlio.
Per la realizzazione del servizio, che le famiglie hanno dimostrato di apprezzare molto (le richieste sono state numerose), è stato reperito un appartamento ubicato in Via Foro Posterula a Urbino ed è stato redatto un regolamento che si riporta in appendice al presente progetto.
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L\\\'isola che c\\\'è
E\' un progetto che ci vede coinvolti da anni, nella realizzazione di una manifestazione
ludico sportiva, riservata ai centri diurni della provincia di Pesaro Urbino.
L\'iniziativa si svolge in primavera, sperando in una bella giornata di sole, presso la struttura di Ca\'Messere.
Nello specifico, ogni centro si immedesima una una cirma di pirati, e ad ognuna di queste, vengono consegnate
delle bandane colorate, dalle quali le varie ciurme prendono il nome, ad esempio: pirati gialli.
Le ciurme di pirati,una volta definite, devono cimentarsi in 8 giochi che sono suddivisi in: giochi di movimento, di
quiete, di senso; poi devono affrontarsi in un gioco finale che prevede la ricostruzione della mappa dell\'isola
(Ca\'Messere) e dalla sua interpretazione, la ricerca di un tesoro.
Ad ogni gioco viene assegnato un punteggio, la cui somma, stabilisce la ciurma vincitrice alla quale viene
assegnato il trofeo.
Trofeo, da rimettere in palio l\'anno successivo.
Progetto Pondus
IL "PROGETTO PONDUS"
Training per l\'autoregolazione alimentare
di soggetti con sindrome di Down
Lucio Cottini (Università di Udine, Centro Socio-educativo “Francesca” Urbino, Italia)
Paolo P. Meazzini (Università di Udine, Italia)
Abstract
A cognitive-behavioral package for reducing weight in Down syndrome adults was tried out. The components were (a) teaching an accectable knowledge of suitable foods by means of highly motivating games (b) introduction of a token economy program and self regulation techniques.
A multiple baseline across subjects design was employed to proved experimental control. All subjects showed significant improvement over baseline performance which was mainteined at follow-ups.
Results showed that cognitive-behavioral treatment can also determine forms of food self regulation.
Descriptors
Down syndrome, overweight and obese adults, cognitive-behavioral treatment, token economy and self regulation.
Introduzione
Sono assai numerosi gli studi clinici ed auxologici che mettono in risalto come a situazioni di ritardo mentale, con particolare riferimento alla Sindrome di Down, si associno sovente condizioni di sovrappeso (Cronk, 1978; Rasore-Quartino et al., 1983; Bell e Bhate, 1992; Prasher, 1995; Cremers el al., 1996). Sebbene i parametri relativi all’accrescimento siano migliorati in confronto alle rilevazioni di qualche anno addietro (Sharav e Aviv, 1995; Stevenson, 1996; Roizen, 1996; Rubin et al., 1998; Joablin, 2001), l’eccesso ponderale rimane ancora un aspetto molto problematico nei soggetti Down di entrambi i sessi. Questo fatto é estrememente preoccupante, in quanto situazioni di sovrappeso o di adiposità possono aggravare le conseguenze di alcune patologie frequentemente associate alla Sindrome di Down, come, ad esempio, le malattie respiratorie croniche, le cardiopatie congenite, tutta la patologia ortopedica (varismo o valgismo del ginocchio, piattismo dei piedi, scoliosi). Il sovrappeso, inoltre, può influire negativamente sul raggiungimento delle più importanti tappe dello sviluppo psicomotorio; in particolare può rendere difficoltoso lo svolgimento delle comuni attività motorie, esplorative e di relazione tipiche dei primi anni di vita, con possibili ripercussioni anche sullo sviluppo cognitivo.
Gli Autori citati sono concordi nel sottolineare che i fattori alla base della tendenza all\'eccesso ponderale non sono solo quelli strettamente biologici e medici, ma anche quelli sociali ed educativi, i quali raramente sono stati oggetto di studi e ricerche. Infatti, mentre sono facilmente rintracciabili contributi di natura clinica e dietologica sul problema che stiamo affrontando, altrettanto non può dirsi per quello che riguarda la formulazione di proposte di intervento educativo (se si escludono rari contributi come quelli di Burkart, 1985; Fisher, 1986 e, più recenti, di Allison et al., 1998, Joablin, 2001).
Alla luce di queste premesse, abbiamo deciso di pianificare un progetto sperimentale, denominato “Progetto Pondus” per verificare la possibilità di ottenere semplici forme di autoregolazione alimentare da parte di soggetti con sindrome di Down, attraverso il ricorso ad un pacchetto di strategie di derivazione cognitivo-comportamentale.
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Comprensione del messaggio televisivo
La persona con ritardo mentale guarda la televisione.
E\\\' possibile migliorare la comprensione dei messaggi ?
Lucio Cottini (Università di Udine – Centro Socio-educativo “Francesca” Urbino)
Paolo Meazzini (Università di Udine )
Premessa
Tempo pieno o tempo vuoto ? Questa è la scelta, dalle conseguenze spesso penose, che è offerta alla persona con ritardo mentale. Infatti, finiti i compiti quotidiani all\\\'adulto con ritardo mentale si aprono le porte del cosiddetto tempo libero.
Come utilizzarlo ? Da un lato, il mondo è ricco di opportunità, di stimoli cioè che sono in grado di arricchire la persona e di elevarne la qualità della vita, dall\\\'altro poche sono le persone con ritardo mentale in grado di fruirne in modo soddisfacente. Ne deriva che uno degli obiettivi principali del processo educativo consiste nel fornire alla persona con ritardo mentale, quel corredo di abilità che va sotto il nome di "leisure skills" ( Stein, 1977; Wheman e Scheien, 1981; Wehman, Renzaglia & Bates, 1984; Brown; Mills; Lawrence & Estay, 1992; Henderson, 1994; Devine, Malley, Sheldon, Dattilo & Gast, 1997),
Con tale termine, si fà riferimento ad una gamma quanto mai ampia ed articolata di attività, che includono sport più o meno agonistici, hobby che favoriscono l\\\'integrazione della persona con handicap nella rete sociale ( ballare, giocare a carte cc. ), fruizione individuale di spettacoli musicali, filmici ecc).
Il dato allarmante è che a fronte di tutte queste potenzialità, vi è molto spesso una risposta inadeguata da parte delle famiglie, nelle quali vive la persona con ritardo. In termini forse eccessivamente brutali, il tempo libero che, opportunamente impiegato, sarebbe ricco di notevoli implicazioni sociali, educative, estetiche ecc. si piega in se stesso, trasformandosi in tempo vuoto o più drammaticamente in un buco nero.
Fra le attività più diffuse che la persona con ritardo mentale effettua nel suo tempo libero vi è sicuramente la visione della televisione. Durante questa attività, però, raramente si ha cura di verificare se effettivamente comprende il messaggio. Questa visione passiva è inutile e può risultare anche pericolosa. La presentazione di scene di violenza fine a se stessa, infatti, può facilmente indurre fenomeni imitativi ( Pearl, Bouthilet & Lazar, 1982; Sprafkin, Gadow & Grayson, 1984; Liebert & Sprafkin, 1989).
Sono queste le motivazioni che ci hanno indotto a riflettere sul fenomeno della fruizione televisiva ed porci una domanda, dalle forti implicazioni educative : " La persona con ritardo mentale, opportunamente guidata, può dare significato al messaggio televisivo ? Il suo tempo vuoto può trasformarsi in tempo pieno ? ".
La risposta non può essere fondata su speculazioni di natura filosofica, troppo facili in tale contesto, ma deve basarsi su dati empiricamente accertati.
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Tempo libero
Centro Socio-educativo “Francesca” – Urbino
Cooperativa Sociale “Montefeltro” – Urbino
IL TEMPO LIBERO PER LA PERSONA DISABILE:
DA “TEMPO VUOTO” A “TEMPO PIENO”
PREMESSA
La sperimentazione condotta negli ultimi due anni grazie al Contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro ha consentito di realizzare un software per l’organizzazione e la gestione di attività educative e riabilitative rivolte a persone in situazione di disabilità di età avanzata. Presso il Centro socio-educativo “Francesca” di Urbino è stato attivato anche uno specifico servizio per persone con disabilità adulte ed anziane, denominato “Servizio Senior”.
All’interno del Servizio “Senior” sono previste particolari forme di stimolazione cognitiva, le quali si sommano ad una serie di attività di tipo educativo e ricreativo. Questa organizzazione, illustrata nello schema sotto riportato, fa tesoro di quanto sviluppato nel progetto di ricerca.
Come si può notare, fra le attività previste viene dato grande risalto alla gestione del tempo libero, che rappresenta un aspetto spesso trascurato, ma di grande rilevanza per la qualità della vita della persona con disabilità.
Il presente progetto di ricerca-intervento vuole affrontare questo ambito, con l’obiettivo di realizzare un CD ed un volume contenenti percorsi per la corretta gestione del tempo libero per la persona disabile. Tali prodotti potranno poi essere distribuiti ai servizi socio-educativi e riabilitativi della Regione Marche, in modo di diffondere una cultura di attenzione alla persona in tutti i momenti della sua esistenza.
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Giochi di un tempo
Progetto motorio
tra i ragazzi del "Centro Francesca" e
i bambini di quarta elementare dell\'Istituto comprensivo
N. Pellipario di Urbania.
Obiettivo del progetto: conoscenza dei giochi di una volta
gioco dell\'elastico
gioco della campana
gioco della corda
giochi con la palla
Quest\'anno scolastico, in collaborazione con i bambini della quarta elementare e i
ragazzi del Centro Francesca, in accordo con le insegnanti, abbiamo pensato di realizzare
un progetto motorio sulla conoscenza dei giochi di una volta.
I giochi di una volta sono una risorsa naturale per quanto riguarda le capacità sia funzionali
che strutturali del movimento, sono giochi che possono essere svolti in qualsiasi ambiente di vita
(naturale, a casa, nel corridoio della scuola, ecc.) in risposta alla vita troppo sedentaria che
vivono i bambini d\'oggi, inoltre sono giochi dove si utilizzano materiali di fortuna o a basso costo.
A tutto questo aggiungiamo l\'integrazione con i ragazzi disabili, dove finalmente la parola
integrazione non rimane una parola astratta o di difficile comprensione ma diventa operativa
e piena di significato.
Lavorare in palestra insieme, ragazzi disabili con bambini "normodotati", offre la possibilità
di conoscere e di poter apprezzare la diversità.
Infine dopo il lavoro svolto l\'anno scorso, in funzione della realizzazione delle H-Olimpiadi,
era importante riprendere ed approfondire il discorso sulla competizione. In un mondo
dove tutti devono essere belli, bravi, motoriamente perfetti, dove essere primi è l\'obiettivo
principale, la realizzazione dei giochi di una volta riduce al minimo i livelli competitivi
offrendo ad ognuno, attraverso le proprie capacità ed abilità, la possibilità di mettersi in gioco
senza la paura di non essere all\'altezza.
Durata del progetto:
insieme alle insegnanti abbiamo pensato di svolgere il lavoro tutto l\'anno con una pausa
in primavera, nel periodo in cui i bambini andranno in piscina a svolgere l\'attività natatoria.
Organizzeremo poi, verso la fine della scuola, una mattinata, dove i bambini dimostreranno
ed eseguiranno i giochi in piazza e dove ci sarà la possibilità anche per noi genitori, e non solo,
di giocare ai "nostri e loro" giochi.
Progetto motorio
Inizia un nuovo anno....inizia un nuovo viaggio e quest’anno un viaggio affascinante in fondo al mare.
I ragazzi del Centro “Francesca” insieme ai bambini della prima elementare di Urbania vi invitano a:
Scrivere, leggere e contare….GIOCANDO.
Il lavoro svolto durante l’ora di attività motoria avrà come obiettivo le “Componenti psicomotorie”
denominate anche prerequisiti funzionali o capacità coordinative, prerequisiti fondamentali non solo per una corretta costruzione dello schema motorio ma soprattutto fondamentali per entrare in questo nuovo mondo sommerso di lettere e numeri.
Le componenti psicomotorie sono:
- tono-rilassamento
- equilibrio e coordinazione dinamica generale
- coordinazione segmentaria ed intersegmentaria
- coordinazione delle mani, oculo-manuale e abilità grafo-motoria
- strutturazione della nozione di spazio
- strutturazione della nozione di tempo
- lateralità.
La psicomotricità rappresenta un momento di fondamentale importanza per ogni apprendimento cognitivo e conseguentemente anche per la lettura,scrittura e calcolo, dove attraverso una attività motoria mirata sia possibile incidere sulle componenti processuali dei compiti di letto-scrittura soprattutto per quanto riguarda le capacità discriminative, l’abilità grafo-motoria, la sequenzialità sinistra-destra, la memoria visivo-uditiva sequenziale ma anche sull’area logico-matematica soprattutto nel cercare le unità e le coppie presenti nel corpo,numeri pari e dispari,riaffermare i concetti di colore,forma dimensione, i concetti topologici, le sequenze temporali, conteggiare i punti delle squadre e per finire la conoscenza delle varie parti del corpo.
L’ intervento educativo a carattere psicomotorio si caratterizzerà sostanzialmente nel porre i bambini in situazioni di ricerca attiva e di relazione nei confronti dello spazio, del tempo, degli oggetti e degli altri.
Tali situazioni permetteranno attraverso il movimento e l’attivazione di strategie operative elaborate dai bambini stessi, soprattutto la disponibilità ad apprendere, disponibilità che, come è noto, costituisce un prerequisito fondamentale nel processo educativo.
Le lezioni si svolgeranno nella mattinata del mercoledì, i bambini arriveranno in palestra (mare) e pescheranno infondo al mare (centro della palestra), con una canna da pesca ( simbolo che ci accompagnerà durante questo anno),un pesce dove sarà scritta l’attività che verrà proposta nella mattinata.
Inizialmente il bigliettino verrà letto dall’insegnante, in seguito quando l’abilità di lettura sarà consolidata saranno gli stessi bambini a turno a leggere che cosa il pesciolino pescato gli chiederà di fare.
Alla fine dell’anno scolastico tutto il lavoro svolto sarà dimostrato in una mattinata (maggio-giugno 2010) di giochi e percorsi dove i bambini porteranno alla luce del sole tutto il materiale pescato infondo al mare.
Per ultimo ma non per questo di minor importanza, tutto il lavoro motorio sarà svolto in collaborazione, integrazione e partecipazione
con i ragazzi del Centro “Francesca” per non dimenticarci che esistono persone diverse da noi e perché la parola integrazione non rimanga una parola priva di significato
Educatrice del C.S.E “Francesca”
Giovanna Rigucci
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